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Sicurezza e Difesa

Il tema della “sicurezza” ha assunto un ruolo centrale nell’agenda europea, in molteplici dimensioni, ben oltre quella, pur fondamentale, della difesa militare. Negli anni scorsi il CSF ha realizzato importanti approfondimenti – in collaborazione con lo IAI – sui costi della non-Europa nel campo della difesa. Oggi il focus si sposta sul nuovo quadro strategico dell’Ue e sul rilancio del processo d’integrazione nel campo della sicurezza, tanto più dopo la presentazione, nel giugno scorso, della nuova “Strategia globale dell’Unione europea” da parte della Alto Rappresentante Federica Mogherini.

è oggi evidente quanto crisi e guerre in aree vicine all’Europa rendano prioritaria la politica di sicurezza, per l’Italia in primo luogo verso il Sud Mediterraneo. Questo in un contesto in cui su più fronti vediamo venir meno, come detto, la distinzione fra “interno” ed “estero”, a partire dall’impatto delle migrazioni. Che si affiancano ad altri cambiamenti che impongono agli europei un ruolo più attivo e autonomo: dal ridimensionamento dell’impegno degli Stati Uniti in Europa, alla necessità di bilanciare contenimento, dialogo e, in prospettiva, cooperazione con la Russia, alla spinta a un taglio di sprechi e duplicazioni nazionali in campo militare in tempi di crisi economica.

Nel corso del 2017 si intende quindi approfondire i temi delle capacità militari congiunte dell’Ue, anche alla luce delle proposte formulate dal governo italiano (“Schengen della difesa”, anche al di fuori dei trattati) e da quelli di Francia e Germania. Molteplici sono i campi di collaborazione possibile, dalla creazione di un comando unificato anzitutto per le missioni militari e civili Ue, rafforzamento dei battlegroups, incentivi e programmi comuni per una effettiva industria della difesa europea (ricollegabile anche al tema della “industria federale europea”). L’uscita futura della Gran Bretagna, se priva l’Ue di capacità militari non irrilevanti, rimuove peraltro un freno ai processi d’integrazione in questo campo.

Sul piano istituzionale, dovranno essere approfondite le caratteristiche e le possibili forme applicative della “cooperazione strutturata permanente”, che consente – a Trattati vigenti – a un gruppo di stati che lo vogliano e ne abbiano i mezzi di avanzare nel processo d’integrazione, fino a porre le basi per una futura difesa comune, per una “Unione della difesa”. Nel frattempo, andranno monitorate le modalità istituzionali e operative con cui l’Ue affronterà il problema delle frontiere comuni europee, a partire dal funzionamento della nuova Agenzia per la Guardia costiera e di frontiera (con sede in Bulgaria).